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Mi sono rotta di stare a guardare! Qui provo a raccontare il mio mondo di precaria e di donna viva e piena di interessi.
sabato, 16 febbraio 2008

In fabbrica

Ieri sera ho guardato insieme al mio ragazzo il docu-film "In fabbrica". Realizzato nel 2007 da Francesca Comencini (sorella della più nota Cristina), reduce da Mi piace lavorare - Mobbing.

Presentato all’ultimo festival di Torino (e premiato come miglior film sul mondo del lavoro), il documentario in questione racconta attraverso le voci degli operai la vita in fabbrica dal Dopoguerra agli anni ‘80. Nelle immagini del repertorio sfilano leader politici come Enrico Berlinguer, ma soprattutto volti anonimi, protagonisti di lotte e speranze su cui si fonda il nostro presente.

Credo che chiunque, dopo aver visto questo film, e pensando al passato, come minimo dovrebbe votare Sinistra Arcobaleno.

Per aiutare gli operai e tutti i lavoratori.

Per non tornare indietro (ho visto emigranti calabresi che lavoravano 12 ore in fabbrica e poi, in giacca e cravatta, con infinita dignità, andavano a dormire alla stazione perché non bastavano i soldi, un po' come ora. La differenza è che ora a dormire alla stazione vanno laureato poeratori di call center, e invece 40 anni fa ci andavano giovani analfabeti).

Stimo chi ha vissuto quegli anni, e ha ottenuto qualcosa per sé ma anche e soprattutto per le generazioni future.

Io non ho niente di personale contro l'Editore, ma votarlo mi sembrerebbe un suididio.

Essere di Sinistra è una cosa del cuore. Secondo me è un atto di fratellanza, comprensione e generosità. Voto per aiutare anche te, compagno. Io magari non mi servirò dell'aborto, ma se servirà a te, compagna, voglio che resti un diritto. Voto perché chi vive con una pensione di 400 euro al mese possa riavere dignità. Voto per chi ha bisogno, insomma. Non me ne frega niente che abbia più bisogno di me.

Non è essere comunisti... secondo me è proprio pensare al prossimo. Tipo scuola e sanità garantite...

Utopia? Delirio? Io, davvero, soffro per me, ma anche e soprattutto per gli altri. Non so voi.

Rai tre è l'unico canale guardabile (a parte il satellite). Dà programmi interessanti, culturali, utili. La domenica per esempio c'è "Alle falde del Kilimangiaro" che non è per lobotomizzati ed è garbato e godibile. Tanto per.

Altro che "Mai dire Grande fratello" su Italia Uno e "Maurizio Costanzo Show su canale 5"...

Per avere un'idea di cos'è "In fabbrica" qui un'interviata alla regista e qui vari stralci.

postato da megliotardi alle ore 00:07 | link | commenti (2)
categorie: politica, lavoro, speranza, sinistra, compagni, delirio, precariato, operai, rai tre, in fabbrica, francesca comencini

Commenti
#1    16 Febbraio 2008 - 09:58
 
Guarda caso il film è stato trasmesso il giorno di San Valentino. Si sà, in questa data tutte le coppiette (soprattutto giovani) vanno in giro per la "seratina romantica". Forse la coincidenza non è casuale ma un modo per farlo vedere a meno giovani possibili?
A pensar male si fa peccato, ma di solito si indovina...
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#2    18 Febbraio 2008 - 13:39
 
Vero. Mi cadono le braccia.
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Chi sono

Utente: megliotardi
Una, nessuna, centomila? Per mantenermi faccio la commessa. Per necessità ho fatto la segretaria, l'impiegata, la cameriera, la babysitter. Per me un lavoro vale l’altro, detto sinceramente. Non me ne frega niente della carriera. Neanche della laurea, per dirla tutta. Penso al lavoro come fonte di sostentamento. Del resto, non siamo forse tutti obbligati a lavorare, se non vogliamo andare a vivere sotto ai ponti? Non rischiamo di andarci comunque, date le paghe da fame? Io “faccio al commessa”, non SONO una commessa. Non ho nulla contro le commesse, gli operai, gli architetti, gli spazzini, i bancari, dei parrucchieri. Credo che un lavoro non scelto rappresenti solo lo stipendio alla fine del mese, con cui pagare bollette e rate varie, non certo soddisfazioni! Sia chiaro, ritengo che ogni lavoro sia dignitoso (dal pulitore di cessi all’avvocato) ma si possa reputare soddisfatto e immensamente fortunato solo chi svolge il lavoro dei sogni e chi è felice di identificarsi in esso. Per esempio uno scrittore, un musicista, un attore. Un Artista (sia chiaro, non un attore di Carabinieri o un Grande Fratello... un Artista ho detto). Per tutti gli altri, per non impazzire, è essenziale lasciarsi alle spalle il proprio lavoro al termine della giornata, tornare a casa, togliersi le scarpe, stendersi sul divano, leggere un buon libro, mangiare e bere bene, ascoltare della buona musica, vedere un bel film, accarezzare il cane o il gatto, parlare col proprio partner (non di lavoro), coccolarsi, fare l’amore. Scrivere, se si ama scrivere. Cantare, se si ama cantare. Dipingere, se si ama dipingere. Suonare, se si ama suonare. Recitare, se si ama recitare. Andare a teatro, a ballare, al corso di yoga, a quello di cucina, a découpage, a vattelapesca cosa. Fare ciò che si ama fare.

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